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Tradizioni Popolari

"La diana"- sveglia notturna
Rullo di tamburo e grancassa - giro per tutto il paese nella notte della Candelora 2 febbraio- il suddetto rito ricordava la devastazione subita dai rapollesi da Galvano Lancia, signore a servizio di Manfredi nel 1254.
Attualmente viene ricordato come un evento gioioso che precede la festa del Santo patrono San Biagio che viene festeggiato il 3 febbraio di ogni anno.
La diana viene preceduta dai " Falò di San Biagio" fuochi che si accendono la sera della vigilia della festa , verso l'imbrunire , dopo aver letto il prete l'ultima " curnedda" preghiera di San Biagio, parte il concerto bandistico per le vie del paese invitando i vari quartieri ad accendere il fuoco.
Tradizione vuole che sotto le ceneri del falò vengono messe le patate novelle segno di rinnovamento dello spirito, cotte , con aggiunta di sale, vengono mangiate e gustate con un buon bicchiere di vino aglianico.
A tarda sera ogni famiglia porta in casa un cucchiaio di cenere , come segno di benedizione.
Dalla mezzanotte in poi inizia la veglia notturna " Diana" come segno gioioso che annuncia un giorno di festa.

Nzura' la criatura mia - " donna da maritare"
Quando la donna passava dall'età di adolescenza a quello della fertilità, i genitori si preoccupavano di attirare l'attenzione dei giovani del paese alla propria figlia, per poterla maritare.
C'era un periodo particolare dell'anno " mese di maggio" in cui i genitori, nella seconda settimana dopo aver "ngiacquagliata la figlia mia" vestita la ragazza con il miglior vestito, veniva posta su un asino o mulo e dal lunedì fino al giovedì veniva portata per le strade del paese.
La sera del venerdì, accendevano un ceppo di ulivo davanti alla porta di casa segno questo di verginità della donna.
Il fuoco che si sprigionava dal ceppo serviva ai giovani del paese, che forniti di mazze di quercia " segno di forza" li adagiavano sul ceppo e dopo circa dieci minuti , tempo necessario per la ragazza di ammirare il giovane pretendente, prendeva la mazza incendiata la adagiava all'interno della porta dell'abitazione della ragazza attraverso un buco di dieci centimetri di diametro detto "attarulo", se la ragazza piaceva il giovane - tratteneva la mazza di legno- il che significava l'inizio di un fidanzamento.
Il giorno dopo i genitori del ragazzo si presentavano presso l'abitazione della fanciulla da maritare per scrivere il contratto di matrimonio.
"contratto"
Era consuetudine a quei tempi, sottoscrivere la dote che accompagnava la sposa e lo sposo;
sposa
1) Abito da sposa in velluto nero con bordini ricamati in bianco, con blusa di raso e scarpe di cuoio;
2) Numero dieci lenzuola, cinque di sopra e cinque di sotto;
3) Cinque cuscini di cotone con all'interno piume di gallina;
4) Cinque tovaglie da tavola con relativi tovaglioli " stiavocc- salviett";
5) Cinque camice da notte ;
6) Un busto " u crett";
7) Cinque paia di mutande di cotone con" sotta mutande";
8) Letto matrimoniale, saccone con paglia ricavata dalle foglie di grano turco, materasso di lana di pecora ;
9) Vaso da notte " u z peppe" di latta;
10) Un lavamano e brocca in latta.
11) Un piatto grande "spasetta" cinque piatti fondi e cinque piani
12) Cinque forchette, cinque cucchiai, tre coltelli e sei bicchieri;
13) Cinque asciugamani di cotone e quant'altro potesse servire per la donna.

lo sposo

1) Un vestito da sposo in velluto marrone, corredato da un gilè rasato e un fazzoletto ricamato bianco;
2) Una camicia di pura seta bianca con nastrino di velluto marrone;
3) Un paio di scarponi con relative " zavatte" fasce bianche;
4) Cinque paia di lana " mutandoni";
5) " n margiott, n pcon, na pal, n rastid" attrezzi da lavoro.

Frase emblematica , scritta alla fine dai genitori della ragazza :
" e la zeita com la truv t la pglie" la sposa come la trovi te la prendi.

Il suddetto corredo, quindici giorni prima dello sposalizio, veniva esposto nella casa degli sposi, ogni uno per conto proprio.
Le comari degli sposi erano i testimoni della conta di tutto quello che era scritto nel contratto.
In caso di mancanza di qualche indumento poteva causare lo scioglimento del compromesso di matrimonio.
Dopo la prima notte di matrimonio,notte in cui la donna perdeva la verginità, era consuetudine, la mattina dopo, stendere fuori le lenzuola macchiate di sangue , segno questo della conservazione della verginità dalla ragazza, sino al matrimonio.

 
 

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